Per iniziare

Quando mi sono trasferita nella casa nuova, sono passati due anni e mezzo, ho comprato una tv. Marca: Technema, praticamente una malattia. L’ho presa usata da un signore che me l’ha portata a lavoro insieme a delle ciliegie, ma non ciliegie del suo orto, proprio una confezione di ciliegie da supermercato, non so perché abbia pensato di portarmi delle ciliegie. Erano quasi insapori, le ho mangiate comunque.

Il Technema ha qualche difetto ma fa il suo. È una smart tv, solo che se entri nelle app, che ne so, vuoi vedere su Netflix la terza stagione di Dark per poi chiederti perché hai sprecato ore preziose della tua vita a guardare questa roba pretenziosissima e cupa, il telecomando, forse per salvarti dalla suddetta perdita di tempo, smette di funzionare. Ma siccome a me perdere tempo piace proprio nel giro di poco ho aggirato il problema collegando un mouse. Ogni volta bisogna alzarsi e smanettare col mouse e io, che quando mangio mi piace stare seduta, alla fine mi sono detta “Ma sai cosa, io riprendo a vedere la tv normale”. Dopo averla snobbata per anni mi è piaciuta tantissimo.

Il mio canale preferito è Top Crime, la programmazione è costituita dagli stessi due polizieschi mediocri alternati a seconda della fascia oraria e interrotti solo da lunghissime pause pubblicitarie e promo di rete che annunciano che il sabato sera c’è Poirot, che la domenica sera c’è Colombo e soprattutto che il giovedì sera c’è una serie ambientata in una delle città più complicate al mondo, proprio così dice la voce, una delle città più complicate al mondo, e tu pensi Tijuana? Caracas? Ciudad Juárez? e invece questa roba è ambientata ad Amburgo, che quanto potrà mai essere complicata una città tedesca, non so, magari invece è complicatissima, non sono mai stata ad Amburgo, comunque mi piace sedermi a mangiare e accendere la tv e sapere che sempre troverò ad aspettarmi il tenente Provenza che ha fatto qualcosa che non avrebbe dovuto fare e mentre lo faceva ha trovato un cadavere.

Un giorno ci sediamo a mangiare, io e Simone, accendo su Top Crime, a Simone all’inizio non piaceva Top Crime ma ora piace anche a lui, il tenente Provenza aveva appena trovato dentro un cofano lo stesso cadavere che aveva trovato il giorno prima. Ogni tanto su Top Crime fanno queste cose, ti mandano di nuovo la stessa puntata di ieri, forse non si aspettano che ci siano davvero persone che tutti i giorni accendono sul 39, avrebbero ragione, in ogni caso rivedere di nuovo la stessa puntata nel giro di ventiquattro ore mi sembrava esagerato, ho iniziato a cambiare canale a caso, a fare zapping, si dice ancora, fare zapping?; mi sono fermata su rai 5, in genere passo oltre perché ci trovi sempre film intelligenti e cose impegnative, in genere non ho voglia di cose intelligenti e impegnative mentre mangio e quindi rai5 lo salto, quel giorno l’ho lasciato.

C’era un documentario sulla California. Un ragazzo in macchina faceva la Pacific Coast Highway, un’autostrada che costeggia l’oceano per circa mille chilometri, inizia più in alto di San Francisco, termina un po’ più giù di Los Angeles. Quando abbiamo iniziato a guardare era già a metà strada. Quando abbiamo spento avevamo deciso di fare lo stesso viaggio.

L’organizzazione è durata parecchio. Comprati i voli ci siamo dedicati per mesi alla definizione di un itinerario del tutto frenetico e folle che non prevedeva pause o tempi morti, e a un certo punto mi sono resa conto di essermi trasformata nel corrispettivo europeo di quegli americani che vengono in Italia e fanno viaggi senza senso e stanno un giorno a Venezia, un giorno a Firenze, due giorni a Roma, un giorno a Palermo e poi tornano a casa col calendario dei piselli delle statue rinascimentali e io li ho sempre ritenuti degli scemi ma in fondo quasi sempre ci si trasforma in quello che mai avremmo immaginato, uno arriva a trent’anni e si rende conto con terrore di essere diventato suo padre, o sua madre, io mi sono ritrovata a essere un’americana dell’Oklahoma che decide di fare il viaggio della vita e allora ormai calatissima nel ruolo ho aggiunto ancora più tappe, più strada da percorrere, più benzina da consumare che tanto c’è questo mito che negli Stati Uniti la benzina costa poco e che saranno quattrocento miglia in più o in meno e alla fine eravamo pronti per questo road trip che qualsiasi travel blogger avrebbe invidiato, pronti a divorare la strada col generico SUV che il noleggio ci avrebbe dato, Ford Escape o simili, diceva la prenotazione, avevamo dei bagagli perfetti, un astuccio con dentro qualsiasi farmaco esistente, ché pare sempre che uno quando parte arriva in posti dove le farmacie non esistono e insomma: l’11 settembre l’aereo è decollato e noi eravamo dentro. Della Pacific Coast Highway abbiamo poi percorso un pezzo ridicolo. Siamo tornati con due calamite dal Sequoia National Park, tre portachiavi da Las Vegas, quattro cartoline da Santa Barbara.

La foto è la più americana che ho trovato tra le poche che ho fatto. L’ho scattata a Dolan Springs, in Arizona.

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